...quasi come Dumas... (1989) 47'43"
Questo disco è stato registrato dal vivo nel 1988 al Palatrussardi di Milano (17 settembre), al Palasport di Pordenone (26 settembre) e al Teatro dell'Istituto Culturale dell'Ambasciata d'Italia a Praga (3 ottobre).
La canzone inedita "Ti ricordi quei giorni" è di Francesco Guccini.
Hanno suonato Vince Tempera alle tastiere; Ellade Bandini alla batteria; Juan Carlos Biondini alle chitarre; Roberto Manuzzi ai sassofoni, all'armonica e alle tastiere; Ares Tavolazzi al basso.
Il seguente passo si trova nel booklet del CD:

Attendevo l'88 leggermente preoccupato: sentivo, in qualche modo, che sarebbe stato l'anno delle rievocazioni. Niente di grave, intendiamoci, ma a volte le ricorrenze rischiano di essere fastidiose, soprattutto trattandosi di ventennali, che possono ricordare deprecabili ventennii (lo si scriva, per favore con due i, altrimenti, e mi è già successo per colpa di un amico giornalista, faccio la figura del pedoclasta).
Poi ti lasci prendere a poco a poco quando cominciano a chiederti (e ti senti, anche se abbastanza ingiustificatamente, testimone del tempo): "Come era in quell'anno? Come era in quegli anni?" e così via. Raccontare mi piace, da sempre; ma cosa devo dire? Come era? Non lo so bene, ma era interessante e lasciando qui il resto e al nostro campo specifico rimanendo, forse entusiasmante.
Le canzoni sono importante colonna sonora della quotidiana vita di noi gente abbastanza comune (ad altri, altre colonne sonore: ognuno ha quello che vuole o si merita).
La cosa più bella, per le canzoni, fu la scoperta che con una chitarra potevi raccontare quello che volevi, che sentivi, che ti veniva da dire. Uno strumento di comunicazione eccezionale, al di là di poesie e altre cose sulla carta che spesso rimanevano lì, sterili; una botta a caldo improvvisa e che improvvisamente usciva e girava per le strade e magari capitavi in una osteria sconosciuta e sentivi uno sconosciuto che armato di una chitarra come la tua cantava proprio la tua canzone, quella che avevi scritto una settimana prima, che avevi cantato ad un amico che, l'aveva cantata in giro e qualcun altro l'aveva ripresa e così via. Prima dell'Industria Discografica, pura Trasmissione Orale.
Eravamo i "chitarrosi", come qualcuno ci ha definito, menestrelli sbandati, cialtroni e puri, in questo caso traduci autentici, forse ingenui ma veri, al di là dei prodotti fatti per la canzone del Festival e della stagione, senza preoccuparci se il testo era o meno "poesia", era o meno "liceale", era o meno "carducciano", come ancora con superficiale (stolida?) supponenza alcuni critici etichettano. Ed etichette e leggende nascono e ti si appiccicano addosso o te le appiccicano: così ti scopri ad essere stato (ad essere ancora?) un autore sessantottino, o sessantottardo o sessantottéro (come si dirà?). Forse con confusione, perché ad esempio "La locomotiva" è del '72, "Eschimo" del '77 e parla di una storia (non della "Storia") e viandare. Allora dici: "Ma andiamo veramente a vedere da vicino cosa scrivevo in quegli anni, dal '64 ("Auschwitz") al '69 ("Primavera di Praga") e le canzoni sono queste: la generazione ("Dio è morto") ma anche l'amore ("Ti ricordi quei giorni?") e lì in mezzo il quasi cabaret (Blues in dialetto?!) e altri giorni e le pause e le domande; un po' tutto come oggi quell'ieri. Le canzoni sono qui, cambiate negli arrangiamenti perché quelli li senti decisamente datati, ma parole e note probabilmente capaci di svolgere ancora la loro funzione di comunicare, se le canto a gente che forse non era ancora nata quando le ho scritte ma che le accoglie ancora con entusiasmo (urlato: "grazie!").
Non so per chi le ascolterà nel disco; per me è stato un piacere ritirarle fuori e ricantarle, quasi come Dumas, vent'anni dopo.

Due anni dopo [6'15"]
Auschwitz [5'26"]
Ti ricordi quei giorni [4'08"]
L'ubriaco [4'02"]
Giorno d'estate [3'49"]
Primavera di Praga [4'52"]
L'albero e io [5'20", v. L'albero ed io]
Per quando è tardi [4'43"]
Dio è morto [3'25"]
Al trist [5'43"]

Ti ricordi quei giorni


Ti ricordi quei giorni?
Uscimmo dopo le canzoni per camminare piano.
Ti ricordi quei giorni?
Gli amici bevevano vino, qualcuno parlava e rideva, noi quasi lontano,
vicino a te, vicino a me,
e ci parlammo, ognuno per lasciare qualcosa, per creare qualcosa, per avere qualcosa.
Ti ricordi quei giorni?
I tuoi occhi si incupivano, il tuo viso si arrossava,
e ti stringevi a me nella mia stanza, quasi un respiro,
poi mi dicesti: "Basta, perché non voglio guardarti, perché ho paura ad amarti."
E dicesti, e dicesti, e dicesti...
Le tue parole quasi io non ricordo più, ma nemmeno tu ricordi niente.
Ora dove sei, e che gente vede il tuo viso e ascolta
le tue parole leggere, le tue sciocchezze leggere, le tue lacrime leggere,
come una volta?
Che cosa dici ora quando qualcuno ti abbraccia
e tu nascondi la faccia, e tu alzi fiera la faccia e guardi diritto in faccia
come allora?
Qui un poco piove, e un poco il sole; aspettiamo ogni giorno che questa estate finisca,
che ogni incertezza svanisca...
E tu?
Io non ricordo più che voce hai.
Che cosa fai?
Io non credo davvero che quel tempo ritorni ma ricordo quei giorni...